Ceneri Marzo 15
Danzano.
Ballano al tempo di musica.
I corpi sudati lasciano che il ritmo li coinvolga.
Risate, chiacchiere futili, discorsi a 90 decibel.
Dovrei farlo?
Dovrei scollegare il mio corpo dall’anima e vivere un altro me?
Dovrei staccare la spina del cuore, chiudere gli occhi e fermare queste lacrime interiori?
Tu, ballerina stupenda che ti muovi come un serpente, mi sai dire se dovrei?
“Qualche cocktail mi aiuterebbe”, mi dici.
“Vivi la vita, lasciati andare”, mi dici.
Ma io la mia vita l’ho già vissuta, mi è passata davanti tutta in un istante.
Tutto il mio passato e tutto il mio futuro mi hanno attraversato quando ho pronunciato quelle due lettere.
No.
Mi sono rimaste solo le ceneri che si accumulano dentro di me.
Solo le ferite aperte che col sangue alimentano le fiamme.
Prima o poi finirò di bruciare.
Finirà la materia prima.
E a quel punto, solo a quel punto, danzerò con te, ballerina stupenda.
Ti lascerò scavare nelle ceneri, alla ricerca di una fenice che ancora non c’è.
Per ora c’è ancora materia prima.
Lascia che bruci.
Potrai godere solo delle ceneri.
Respira Gennaio 9
Inspira.
Ascolta e respira.
Anche se brucia, anche se il tuo sterno pesa come un intero universo.
Anche se l’anima ti sembra affievolirsi ad ogni soffio.
Espira.
Chiudi gli occhi. E respira.
Lasciala scorrere, lasciala vivere.
Vibra nel dolore, perchè è amore.
Vivi l’emozione che ti brucia nei polmoni, inspira l’acqua che ti fa soffocare.
Inspira.
Lasciati piangere. E non smettere di respirare.
Ogni goccia ti rende più debole.
Ogni goccia ti rende più forte.
Ogni goccia sgorga dal tuo spirito, ti erode il cuore e si perde nella terra.
Espira
Ti prego, respira.
Apri gli occhi. Aprili bene.
Guarda la terra bagnata dalle tue lacrime.
Non hai lasciato un ricordo?
E’ una spremuta di cuore, un succo di vita, una parte di te dedicata al mondo.
Inspira
Non fermarti proprio ora, respira.
Il fiore che nascerà sui resti di te sarà dolore e amore.
Sarà speranza e rassegnazione.
Sarà fiducia e tradimento.
Sarà vita. Vita e solo vita.
In tutti i suoi colori e le sue sfumature di grigio.
Muori e rinasci.
Adesso, espira.
Vittime Novembre 29
Il 26 di Settembre 2006 scrissi la poesia che segue. Il momento era particolare, non realmente felice - meglio definirlo sereno ma doloroso.
Vittime dell’Attimo
Il giusto.
Tutti vogliamo il giusto.
Tutti sentiamo di essere nel giusto.
Ogni istante prendiamo la decisione giusta.
.
Vittime dell’attimo.
Quell’attimo che si perde nell’infinità della vita.
.
Ma l’attimo è ramificato.
Le radici delle nostre decisioni si aggrappano al passato e si protendono nel futuro.
Non abbiamo, in realtà, una vera libertà di movimento.
A meno di strappare le radici col passato.
A meno di frustare quelle nel futuro, sperando che cambi il punto di attacco.
.
Ci illudiamo nel concetto di “scelta”.
E ogni, per così dire, “scelta”, influenzerà quella dopo, e quella dopo ancora, e ancora e ancora.
.
Siamo vittime di una spirale di scelte.
Pochi giorni fa sfogliavo Cavie di Chuck Palahniuk e per caso mi è apparso un passaggio. Se avete la prima edizione è pagina 68 (altrimenti, capitolo 4). Sorprendentemente simile alla mia poesia. Lessi questo libro molti mesi fa (quasi un anno), appena uscì.
Ecco quello che io definisco “gli stralci di me si radicano nel passato e si proiettano nel futuro“. Non so quanto di quel passaggio è entrato in me per farmi scrivere tale poesia, ma so che in quel momento la poesia era genuina e si riferiva alle mie scelte e alla spirale di conseguenze che ne è derivata.
E voi, quanto riuscite a percepire il vostro passato che si proietta nel futuro?
Quanto forte scuotete questi tentacoli in modo da strapparli?
Avete mai avuto l’impressione di averli strappati e poi mesi o anni dopo vi siete accorti che in realtà non l’avete fatto per nulla?
Io sono, ero, sarò. Tutto insieme, contemporaneamente.

